La paura di morire degli atei

La paura di morire è per i “veri” atei qualcosa di terribile. Gli atei negano l’esistenza di Dio e quindi della vita eterna oltre la morte. Sia che essi siano malati immaginari o veri moribondi, per combattere la paura di morire bisogna che facciano la seguente riflessione.

Consideriamo il problema della paura di morire dal punto di vista strettamente scientifico e quindi razionale. L’assoluta certezza, nel mondo reale, di per sè non esiste. Per credere che qualcosa sia assolutamente certo, soprattutto quando non si ha nessun dato di fatto, bisogna aver “fede” andando anche contro la ragione. Gli atei, per definizione, sono coloro che NEGANO l’esistenza di Dio. Pertanto, i “veri” atei, negando l’esistenza di Dio, devono necessariamente aver “fede” che Dio non esista. La ragione infatti, non gli darà mai nessuna certezza di ciò che accade oltre la morte e dunque, per esser certi che non esista nè Dio nè la vita eterna, bisogna che gli atei abbiano una fede sufficientemente grande da vincere la loro ragione, la quale continuamente suggerisce a loro una “ragionevole” incertezza.

La paura di morire dovrebbe così portare i “veri” atei a farsi almeno un paio di domande riguardo la “fede” che li spinge a credere che nè Dio, nè la vita eterna, esistano dopo la morte. La prima domanda è: da dove viene tanta fede? Difficile forse rispondere. Una fede così forte da vincere la ragione, costa tanta fatica e perciò ecco un’altra domanda: da dove viene tanta forza? Difficile rispondere forse anche stavolta. Magari può non interessare a nessuno da dove venga tutta questa fede e questa forza però, quando si fa una qualunque fatica, di solito si ha sempre uno scopo. Dunque ci si potrebbe chiedere: perchè tutta questa fatica?

Combattere la paura di morire per gli atei significa intanto rispondere almeno all’ultima domanda appena fatta: perchè tutta questa fatica nell’andare contro la ragione credendo con assoluta certezza che nè Dio, nè la vita eterna possano esistere? Gli atei che risponderanno con sincerità a questa domanda, si renderanno conto che essere “veramente” atei non conviene. Ma ciò che più conta è che forse, noi ci auguriamo, si renderanno conto che in verità, “veri” atei non lo sono e non lo sono mai stati.